martedì 11 novembre 2008

Maria Cristina Ricciardi
Liberata dal compito di riproduttrice naturalistica, la sua esperienza artistica vive in presenze ed in contaminazioni oggettuali che si innestano sul piano spaziale e lo qualificano, con la loro nuova fisicità, come un urlo liberatorio contro tutte le coercizioni imposte sull'uomo, finanche le brutalità degeneranti, insite nel dominio tecnologico. Le sue opere contengono un tasso di elevatissima emotività, e una punta ironica, come la critica a più volte sottolineato. Accattivanti e taglienti come la lama di un coltello, familiari ed inquietanti allo stesso tempo, ci immettono nel dualismo sconcertante tra apparente e reale, che solo il riscatto dell'esperienza può superare.

2007

mercoledì 3 settembre 2008

lunedì 1 settembre 2008

venerdì 23 maggio 2008

Piombo




Dal 1952 al 1957 insegna e lavora negli USA all’Università di Washington dove ha modo di acquisire i principi fondamentali della didattica del Bauhaus tramite gli scritti di Moholy Nagy di Giorgi Keepes del “New Buhaus” a Chicago e l’esercizio dell’insegnamento artistico.In questo periodo conosce l’opera di De Kooning, Pollock, Toby, Calder, la musica di John Cage, di Varese, di Kurt Weill, la “Modern Dance” di Martha Graham.Ha esposto alla “Spokane’s Pacific Northwest Exibition” alla “San Francisco Art Association Annual” e con mostre personali alla “Henry Gallery” di Seattle e alla Univercity di Berkeley at Davis.Nel 1957 è chiamato ad insegnare alla Facoltà di Belle Arti dell’Univercity of Berkeley at Devis.Rientrato in Italia nel 1957 si stabilisce a Firenze e si associa alla “Galleria Numero” di Fiamma Vigo.Dal 1957 al 1960 espone alla Galleria Numero e a Palazzo Strozzi a Firenze, alla Mostra Internazionale d’arte d’Avanguardia a Livorno.Nel 1960 5 suoi disegni entrano a far parte del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi di Firenze ed un altro suo disegno entra a far parte della Collezione dell’Istituto di Storia dell’Arte di Pisa.Dal 1960 al 1970 espone disegni e sculture al Premio Michetti a Francavilla al mare, alla Galleria Numero a Firenze, a Termoli e ad Acireale.nel 1970 partecipa ad “Arte e Critica” a Modena e a un intervento nell’ambiente urbano e nel paesaggio a Zafferana Etnea; inoltre fa personali di scultura alla Galleria 2000 di Bologna, alla Knoll International e alla Galleria Fiori di Firenze e alla G.A.P. di Roma.Nel 1972-3 espone al “Salon de Realite Nouvelles” a Parigi, alla Quadriennale di Roma, alla Biennale d’arte del metallo a Gubbio e alla Biennale d’Arte di Venezia.Nel 1979 partecipa agli “Incontri” di Altopascio, di dove veniamo, chi siamo, dove andiamo promossi da Lara Vina Masini.Mostra in collettiva al Museo archeologico di Split in Iugoslavia e alle Alternative Attuali all’Aquila nel 1987.1995-96 e nel 2003 personali di scultura a Pescara.Espone a “Godart”, Città Sant’Angelo, PE e a “Fuori Uso” nel 2006. "Al riparo dal pensiero", Hub, Pe, 2007
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Hanno scritto di lui:
Mariano Apa, Giulio Carlo Argan, Augusta Baitello, Biasion, Arturo Bovi, Carlo F. Carli, Claudio Cerritelli, Annamaria Cirillo, Giovanna Coppa, Giorgio Cortenova, Enrico Crispolti, Anna Cutilli, Giulio De Cesare, Renzo Federici, Iolanda Ferrara, Luigi Paolo Finizio, Antonio Gasbarrini, A. Grazia, Guilbert, Luciano Marziano, Lara Vinca Masina, Carlo Melloni, Marina Moretti, Mario Novi, Sandra Orienti, Aldo Passoni, Antonio Picariello, Giuseppe Rosato, Aleardo Rubini, Antonello Rubini, Maria Cristina Ricciardi, Nerio Rosa, Giorgio Ruggeri, Benito Sablone, Mario Savini, Lucia Spadano, Leo Strozzieri, Lorenza Trucchi, Sabrina Vedovotto, Marcello Venturoli, Lea Vergine, Cesare Vivaldi, Antonio Zimarino.

domenica 18 maggio 2008

Mariano Apa
… In Colangelo è presente “sempre” il luogo dell’esistenza: sublimata nella geometrizzazione della spazialità e nella spazialità della idealità.
… La natura di Colangelo è una pasoliniana messa in rappresentazione dell’omicidio perpetuo che si compie sul piccolo puntino perso nel buio delle galassie…
Colangelo ha innalzato – nascondendola – la sua cosmologia come una sorta di messa in scena, di una rappresentazione che concettualizza la teatralità dell’esistenza…
Il concettualismo –umanistico- di Colangelo è un concettualismo esistenziale

venerdì 2 maggio 2008

Crapula

































































foto O. P.

Stupro


foto O.P.
Carlo Fabrizio Carli
… Un disagio, il suo, che si rivela su registri assai differenziati, spaziando da toni aggressivi rasentanti la crudeltà, fino alla declinazione più “morbida” dello straniamento, della perdità d’identità, e di significati di oggetti e di operazioni.

Claudio Cerritelli
… Attento ad innestare un senso di crudele ironia dentro l’apparenza serena delle cose, l’artista ha sempre cercato di esprimere la sua inquietitudine attraverso lo spazio dell’utopia, inteso come spazio della contaminazione, della provocazione.
Colangelo affronta ossessioni antropologiche ed estetiche con una precisione quasi maniacale nel costruire scene di ordinaria violenza, visioni segretamente disumane, scenari di costrizione fisica e psicologica.

Enrico Crispolti
… Troppo pressante risulta infatti quell’incalzare spietatamente provocatorio dilaniante ogni pretesa contemplatività, “cattivo” se vogliamo, che caratterizza le vere e proprie “occasioni di crudeltà” messe in atto e in qualche caso si direbbe anche proprio messe in scena.
… Al punto di potersi infine riconoscere alla sua vicenda creativa la caratteristica di una rotta sempre sostanzialmente molto propria, di inquieta sperimentazione di propositi e modi di svariate insinuazioni, sempre più o meno spiazzanti, quando non deliberatamente provocatorie.
… L’attivazione dunque di allarmi spiazzamenti appunto mentali e fisici, di provocazioni inerenti il nostro patrimonio antropologico.
Colangelo opera del tutto oggettualmente in un “a fondo” di fisicità sempre in presa diretta.

Un percorso























giovedì 1 maggio 2008

L'altra metà del cielo







da "l'altra metà del cielo"

Apoxiomenos



La venere di milo




Antonio Picariello
… Angelo Colangelo è il linguaggio, è il pensiero costante nella continuità di senso svolto e srotolato da decenni sulla scìa armonica dell’estetica primitiva, forte, oltrepassante la storia dell’arte che pure in qualche modo gli dovrebbe rendere riconoscimenti e rispetto. Le sue espressività, il segno tracciano un equilibrio calibrato che ignora tutte le sinapsi mentali centrando direttamente, a guisa di cecchino esperto e navigato, il punto più sensibile del fegato, la parte anatomica tanto amata dal rituale antropofago nel rispetto del valore del nemico. E allora etnologia? No grazie. Arte semantica dell’arte, estetica e anche storia dell’arte perché no….e allora ricaviamo da questa magnificenza della ricerca un punto di partenza, sebbene soggettivo, per arrivare ad una sola opera che da anni mi scuote e mi meraviglia come quasi mai nell’arte. “La Venere di Milo”. La prima volta l’ho incontrata su un catalogo e ne parlai immediatamente in un convegno in cui si discuteva di tutt’altro. Quell’opera mi aveva così prepotentemente risvegliato il senso della bellezza che rinunciai all’argomento per riorganizzarlo in discorso estetico.…
Antonio Gasbarrini
Su questo pendolarismo costruttivo-distruttivo Colangelo continua la sua personalissima ricerca di “Asimmetriche simmetrie” o “disarmoniche –armonie” che dir si voglia dis-conoscendo il valore taumaturgico della rivoluzione illuminista e pro-vocando con l’accensione poetica di intuizioni-azioni il corto circuito di una visualità alternativa.
… Tristezza e ironia, lucido pessimismo e caustico sarcasmo in Colangelo s’incrociano e si scontrano con una fioca speranza dura a morire: l’arte, il territorio dell’arte quale estremo baluardo della poesia
… Il dramma del tradimento di un’arte e di una storia dell’arte incapaci di progettare (il fallimento dell’utopia bauhausiana ) la vita alla strgua di un progetto tecnologico foriero di sola morte

Luigi Paolo Finizio
Colangelo sembra assegnare … un’attivazione ludica e irritante di estetica positiva proposizione costruttiva ma anche di ostentata intrusione, ostica ingerenza delle dimensioni naturali
… subentra così nel corso dell’ultimo decennio nella sua opera la scelta per un segno spettacolare, in assonanza all’attualità militante di un’arte variamente coinvolta con l’azione – scena teatrale e con l’ambiente sociale e naturale. Come dire che le sue intime e distinte propensioni all’immagine si siano formalmente congiunte, nucleate entro un environment figurante la vita.
Strutturare non più forme possibili, ma scene simboliche significa percio fare dei materiali e delle forme figurate strumenti possibili di straniamento e di giudizio della realtà.

"L'insostenibile leggerezza dell'essere"


































l'insostenibile leggerezza dell'essere

















tutti i particolari in cronaca

























jus primae noctis
foto Ottavio Perpetua

Azione coercitiva




Italia - 1990 e seguenti










Assordanti silenzi percorrono Piazza Salotto
























Al riparo dal pensiero

Ecce Homo






Guantanamo


foto Ottavio Perpetua























Estrusione
























La società dei consumi

mercoledì 30 aprile 2008

Lara Vinca Masini
Il tema antropolico-culturale sembra voler confondersi e superarsi, in questi lavori nelle ossessioni private e viceversa.
… queste nuove macchine, non più celibi sembrano anelare al sangue, attendere una sorta di battesimo cruento, sembrano aspirare anche alla propria distruzione.
L’arte, la civiltà, hanno ancora qualche possibilità “ Crollo” o “ Frana”, sembra dire di no. Il mattone, tra le prime materie della civiltà, primo elemento di strutturazione progettuale, è anche l’elemento simbolo della rovina della civiltà.
Tra l’uomo (l’artista) e la vita attuale, così come ancora si manifesta, (una cosiddetta civiltà che accetta, ancora, guerre, genocidi, massacri …) quale alleanza può instaurarsi?